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Ghost - Prequelle

Mi sono avvicinato a questo disco dei Ghost con molta diffidenza. Anzi, in realtà devo ammettere che mi sono avvicinato solo ora a questo gruppo, da molti considerato il nuovo fenomeno del Metal contemporaneo, mentre altri lo relegano a mero fenomeno commerciale e di marketing. Mi scuso quindi con gli esperti del gruppo per il mio approccio da neofita.

Ad ogni modo, incuriosito da tutto questo parlare, ho deciso di avventurarmi in "Prequelle", quarto album in studio della formazione svedese capitanata da Tobias Forge... ehm, pardon, Cardinal Copia. Quello che ho scoperto è stato un mondo affascinante, controverso e sicuramente interessante.

L'immagine della band - dai costumi di scena alle copertine - è chiaramente ispirata ad un immaginario horror, con un'inquietante ambientazione da anti-Vaticano di sicuro effetto. Il tutto si mescola, in una macabra danza, con una musica che oserei dire "innoqua" rispetto a tutto il resto: una base Metal fa da contraltare a melodie che in alcuni frangenti abbracciano il pop, o forse ancora maggiormente il clima che si respira nei musical. 

Il tutto crea qualcosa di magnetico, da cui è praticamente impossibile distogliere lo sguardo (o meglio, le orecchie). I ritornelli di ogni canzone rimangono tatuati nel cervello fin dal primissimo ascolto, fatto che rende l'album non di assimilazione facile, ma facilissima. Il tutto, però, con l'ecclesiastica voce del cardinale a sussurrare (dolcissime) parole di morte. 

Il disco parte in maniera assolutamente coerente con tutto questo: con un inquietante coro di bambini, seguito dal riuscitissimo singolo "Rats", che subito vi conquisterà. Parlare di singolo è comunque abbastanza inutile, poiché praticamente ogni pezzo registrato potrebbe essere un signolo, perché no, potenzialmente radiofonico. 

"Faith", "See The Light" e "Dance Macabre" sono tutte un perfetto esempio di quanto sto dicendo. "Pro Memoria" è poi il classico "ricordati che devi morire", molto adeguato al gruppo e che personalmente non può che ricordarmi il mitico film "Non ci resta che piangere". La mia preferita è però forse "Witch Image", che possiede una struttura semplicissima, ma è sublime nella sua essenzialità.

L'unica cosa che mi lascia perplesso è la presenza di ben due brani strumentali - carini, ma che non aggiungono molto al lavoro - che risultano un po' troppo in un album che dura poco più di 40 minuti. 

Insomma, i Ghost avranno anche molto a che fare con il marketing, ma senza tutta quella pubblicità non avrei ascoltato l'album e sarebbe stato un vero peccato, poiché la qualità c'è eccome.

VOTO: 8+/10 

 

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