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Samael - Hegemony


I Samael sono sempre stati fra i miei gruppi preferiti. Li trovo estremamente intelligenti e capaci da un punto di vista musicale e, fatto non secondario, provocano nel sottoscritto un effetto paragonabile alla soggezione, come se custodissero un segreto e possedessero conoscenze non raggiungibili dai comuni mortali. Forse non è un caso che hanno pubblicato una cover di "Helter Skelter" dei Beatles poco tempo prima della morte di Charles Manson

Questa soggezione di cui parlavo sarà forse dovuta al suono cupo ed evocativo che sprigionano, o alla calda e avvolgente, ma allo stesso tempo minacciosa, voce di Vorph. Non lo so nemmeno io. Fatto sta che gli svizzeri sono sempre stati estremamente abili nel bilanciare il loro lato più violento e tipicamente Black Metal, con periodi in cui a prevalere è stata la luce e la positività, senza però mai tralasciare un certo misticismo. 

Con il nuovo "Hegemony" - che tra l'altro recensisco con colpevole ed intollerabile ritardo - la band sembra quasi non voler scegliere fra il lato oscuro e quello luminoso, optando per una linea grigia di notevole fascino. Personalmente, e chi mi conosce potrebbe già averlo intuito, ho sempre preferito i Samael più "positivi" rispetto a quelli tetri. In questo caso però la parte più animalesca va ad intrecciarsi alla perfezione con quella più "sinfonica", senza mai tralasciare i freddi inserti dovuti in particolare alla drum machine di Xy

L'inizio è da brividi, con i brani "Hegemony" e "Samael" che sprigionano tutto il loro potere, dandovi l'impressione di ascoltare una spettrale e glaciale orchestra, scaldata però dalla già citata voce del buon Vorph. Una sorta di robotico parlato dà vita a "Angel of Wrath", scelto come primo singolo, ma secondo me penalizzato da un ritornello poco convincente. 

Si torna poi su livelli spettacolari con "Rite of Renewal", con il continuo gioco fra violenza ed eleganza, come se stessimo parlando di moderni Hannibal Lecter. E poi ancora "Red Planet" e "Black Supremacy", altri due singoli, questa volta perfettamente riusciti. Il pezzo più bello in assoluto è però "Murder or Suicide", che per impatto e ambientazioni riporta in qualche modo al mitico album "Passage". 

L'album non raggiunge però la perfezione, poiché a questo punto subisce un piccolo calo di qualità, prima di riprendersi nel finale con "Land Of The Living" e "Dictate of Transparency". Poi, come già detto, c'è la profetica "Helter Skelter", perché i Samael sembrano sempre custodire qualche segreto... 


VOTO: 7,5/10 



 

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