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Deep Purple + Gotthard @Rock The Ring, Hinwil, 24.06.2017

È la seconda volta che assisto al festival Rock The Ring, che si svolge nel ridente paesino di Hinwil, non lontano da Zurigo. E anche questa volta, come nella prima occasione, mi è sembrato un evento ben organizzato e assolutamente piacevole: ampi posteggi ricavati dai prati circostanti, zero coda all'entrata e per le variegate bancarelle, servizi igienici in abbondanza. Tutto questo nonostante il tutto esaurito provocato dai maestri del Rock, gli immortali Deep Purple.

Krokus
Il primo show che seguo per intero è quello di una storica band elvetica: i Krokus. Il controverso Chris Von Rohr e compagni salgono sul palco con ampi sorrisi sulla faccia e vengono accolti con un generoso boato dal pubblico presente, composto per buona parte anche da persone non proprio giovanissime, ma sicuramente con tanta voglia di divertirsi. La formazione - che schiera tre chitarre - attacca con la storica "Long Stick Goes Boom", che subito riempie l'area concerti con rocciosi riff di chitarra che, come sicuramente sapete, spesso strizzano l'occhio ai buoni e vecchi AC/DC. 
Il pubblico partecipa in un clima festante, battendo le mani e cantando, mentre la band snocciola grandi classici come "Easy Rocker", "Tokyo Nights" e la sempre meravigliosa "Screaming in the Night".
Purtroppo qualche problema tecnico affligge lo spettacolo, con il suono di una chitarra che a volte semplicemente scompare, rovinando alcuni appassionati assoli. La prestazione e il tasso di divertimento per fortuna non ne risentono particolarmente, anche perché le altre due chitarre sopperiscono perfettamente al disguido. 
Notevole è in particolare la prestazione del cantante Marc Storace, che nonostante i suoi 65 anni distribuisce acuti come se piovessero e con una facilità disarmante. Lo scoppiettante finale con "Hoodoo Womand" e "Quinn The Eskimo" conclude lo spettacolo in bellezza, anche se la serata dei Krokus non è completamente finita...

Gotthard
I Gotthard sono senza dubbio il gruppo rock svizzero di maggiore successo nella storia, hanno venduto vagonate di dischi e sono amatissimi da più di una generazione. A dimostrare che sono ancora nel fiore degli anni l'attacco del concerto è affidato a due roboanti brani tratti dall'ultimo album "Silver", ovvero "Silver River" ed "Electrified". Ad onor del vero, non tutti sembrano conoscere questi pezzi, ma apprezzano l'energia della band. Le cose cambiano subito dopo, quando partono le note della notissima "Hush", brano che per la prima volta coinvolge davvero tutti i presenti, dando veramente il via a uno spettacolo  che si rivelerà decisamente coinvolgente.
Leo Leoni è scatenato e non risparmia i suoi leggendari assoli dietro alla schiena, ma tutto il gruppo, come era stato il caso per i Krokus, sembra semplicemente felice di essere su quel palco. Il pubblico si accorge di questa attitudine e risponde con generosità.
Anche se è ormai da sei anni nella band, ed è senza dubbio un membro a tutti gli effetti, l'osservato speciale è sempre Nic Maeder, che ha il difficile compito di sostituire il compianto Steve Lee. Ma sapete cosa? Ci riesce benissimo. La sua voce Rock calza a pennello con la musica dei Gotthard, il tutto senza cadere in tentativi di imitazione del predecessore che risulterebbero stonati.
Canzoni storiche come "Mountain Mama" o "Remember It's me" infiammano letteralmente la platea. Il momento emotivamente più intenso si raggiunger però durante l'esecuzione di "Heaven", con il gruppo che suona accompagnando la voce registrata di Steve e con uno schermo che proietta commoventi immagini d'annata della band, ovviamente con lo stesso Lee protagonista. Una lacrimuccia è probabilmente scesa quasi a tutti.
Per il gran finale i Gotthard vengono invece raggiunti sul palco dagli amici Krokus per l'esecuzione all'unisono della mitica "Come Together" dei Beatles, accolta con autentica gioia dai presenti.

Deep Purple
I Deep Purple non perdono troppo tempo a montare chissà quale scenografia: piazzano gli strumenti sul palco, magari con qualche luce viola a illuminare tutto, e innalzano uno schermo che proietterà svariate immagini. E poi basta, perché la storica band inglese da sempre preferisce far parlare la musica, anche quando si tratta del presunto ultimo tour.
Ian Gillan compare sul palco da solo, illuminato da un riflettore, e narra la robotica introduzione della nuova "Time For Bedlam". In breve viene raggiunto dai compagni d'avventura che subito dimostrano di fare sul serio, con note potenti e decise. Con sorpresa di molti i cinque vecchietti sembrano avere molta energia in corpo, e dopo la canzone d'apertura non si fermano sferrando subito un micidiale duo "Fireball"-"Bloodsucker".
Il buon Gillan, che ormai da anni non raggiunge più le vette vocali dei tempi d'oro, sembra più in forma di altre volte e si lancia in qualche virtuosismo in più. Ma è soprattutto a livello strumentale che i Deep Purple sono ancora mostruosi: in particolare il tastierista Don Airey e il chitarrista Steve Morse sembrano essere di un altro pianeta, con assoli funambolici a ripetizione e quelle che sembrano autentiche improvvisazioni. I brani raramente vengono semplicemente suonati come su album, ma sembrano quasi un semplice punto di partenza per allucinanti e psichedeliche parti strumentali.
Nonostante l'età e nonostante tonnellate di grandi classici, il gruppo inglese lascia - giustamente - spazio anche al bellissimo nuovo album, eseguendo l'intensa "The Surprising" e la mistica "Birds Of Prey".
L'unico neo che posso trovare nella loro esibizione è la freddezza nei confronti del pubblico, in particolare se paragonati con Gotthard e Krokus. Sembrano infatti suonare fra di loro, quasi come fossero in uno studio per delle jam session, senza dare troppa attenzione a ciò che accade di fronte a loro.
Poco male però, basta chiudere gli occhi e godersi la musica, lasciandosi trasportare nello spazio infinito dal suono inconfondibile dell'organo Hammond. Ovviamente il finale è affidato a grandi classici, con la svizzerissima "Smoke On The Water", "Hush" - in una versione molto diversa da quella dei Gotthard - e "Black Night" che concludono il concerto, e la giornata, in maniera sensazionale. Non so se questo è davvero l'ultimo tour, ma quando questi vecchietti andranno in pensione, ci mancheranno. 











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