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Edguy + Unisonic @Z-7, Pratteln - 13/10/2014

È sempre un piacere tornare al mitico Z-7 di Pratteln, autentico tempio del Metal elvetico. Ed è un piacere ancora più grande quando ci si appresta a vivere una serata di musica di qualità, con tre gruppi di spessore che si preparano ad inondare lo storico locale di Power Metal. Non solo si esibisco gli ormai affermati Edguy come headliner, ma di spalla troviamo gli Unisonic, formazione di due signori che rispondo al nome di Michael Kiske e Kai Hansen, e ancora prima i Masterplan... scusate se è poco!

Masterplan
Giusto il tempo di arrivare (senza farsi mancare una clamorosa storta alla caviglia provocata da un malefico buco nell’asfalto) e le luci si spengono per dare spazio ai Masterplan. I tedeschi, fondati da Uli Kusch e Roland Grapow, avevano cominciato la loro carriera in pompa magna, e con Jorn Lande alla voce sembravano essere destinati a diventare i nuovi leader del genere. Nel tempo però, fra cambi di formazione importanti e album più o meno ispirati, il gruppo ha un po’ perso la retta via. La classe, tuttavia, non è certo in discussione, ed in effetti sul palco il quintetto dimostra di che pasta è fatto. Inizialmente il pubblico - che conosce decisamente poco il repertorio - si dimostra distaccato. Ma bellissimi pezzi come le storiche “Spirit Never Die”, “Englighten Me” e “Crimson Rider” pian piano scaldano i presenti. I suoni sono potenti e l’attuale cantante Rick Altzi fa di tutto per far divertire la gente. Unico neo forse l’eccessiva presenza di mid tempo, che alla lunga appiattiscono l’esibizione. Il concerto sarà comunque breve, e alla fine a salutare il gruppo ci saranno urla e applausi scroscianti. 

Unisonic
Anche se sono una formazione tutto sommato recente, quando si parla di Unisonic in qualche modo si parla della storia del Power Metal. Vedere sullo stesso palco Hansen e Kiske - anche se la vera mente del gruppo sembra essere Dennis Ward - è un’emozione per qualunque appassionato del genere. 
La prima sorpresa del concerto arriva subito in apertura, con il pelato cantante che si presenta... in stampelle! Il buon Michael si è rotto il ginocchio qualche giorno prima, e sarà costretto a cantare da seduto, cosa che limiterà non poco l’impatto scenico. Poco male, perché ci pensano Hansen e compagni a saltellare avanti e indietro, lasciando al talentuoso vocalist il ruolo di mimo, con buffe espressioni e gesti verso il pubblico. 
La band pesca a piene mani dai due album fino ad ora composti e la partenza viene affidata alla bella “For the Kingdom”, che subito fa la gioia dei presenti. Kiske, nonostante le stampelle, è il protagonista assoluto della serata (come ha detto lui stesso: “per fortuna non canto col ginocchio”) e spara acuti spettacolari come se non ci fosse un domani. Brani dalle diverse ritmiche si alternano, e apprezzate sono particolarmente le accelerazioni, come nel caso di “Star Rider”. Kiske cerca anche di divertire il pubblico con alcune battute, sottolineando come le canzoni che suonano simili ai vecchi Helloween siano state composte “per sbaglio”. Proprio delle teutoniche zucche, tra l’altro, viene presentato un solo pezzo, l’immancabile “I Want Out”, seguita da “Unisonic”, per un finale di concerto scoppiettante, che lascia tutti col sorriso.

Edguy
Quando si va ad un concerto degli Edguy ci si prepara al divertimento. Con la loro musica coinvolgente e l’attitudine da giullari non finiscono infatti mai di stupire. Un’altra caratteristica è che spesso incappano in qualche problema tecnico, che paradossalmente rende ancora più unico lo show. Non fa eccezione la data di Pratteln, con il gruppo che si presenta sul palco con “Love Tyger”, tratta dall’ultimo album. Tobias Sammet corre al suo posto e comincia a cantare... peccato che non si senta niente: il microfono non funziona. L’imbarazzo e la rabbia sono evidenti sul volto del cantante, che in breve riceve però un nuovo attrezzo de mestiere, accolto dal boato del pubblico. I problemi di microfono, di cuffie e anche di suoni continueranno purtroppo per tutto lo spettacolo, con il buon Tobi che non nasconderà il suo nervosismo confidandosi con gli spettatori, che non perdono occasione di incitarlo. Tutto questo non sarà comunque sufficiente a rovinare uno show roboante. 
I presenti sono veramente coinvolti e cantano a squarcia gola i pezzi, saltando e battendo le mani. Intensissime le esecuzioni di canzoni note a tutti come “Superheroes” e la ormai leggendaria “Vain Glory Opera”. Piuttosto noioso invece - nonostante un improbabile ed esilarante intermezzo di flauto - l’assolo di batteria proposto da Felix Bohnke, seguito dalla poco convincente “Space Police”, che viene comunque impreziosita dall’apparizione di un gigantesco poliziotto spaziale gonfiabile. La micidiale “Babylon” risolleva le sorti del concerto, ma a mandare fuori di testa gli astanti ci pensa un brano che ho odiato su album, ma che dal vivo fa indubbiamente bella figura: la cover di Falco “Rock Me Amadeus”, che ha creato un momento di vero divertimento. Sammet sembra sinceramente colpito dal coinvolgimento del pubblico, che ringrazia più volte, annunciando anche che è in corso la registrazione dello show.
Dopo “Tears Of a Mandrake” è poi tempo dei bis, con due brani risalenti probabilmente al miglior periodo del gruppo: la giocosa “Lavatory Love Machine” e la potente “King Of Fools”. Ancora una volta i giullari del Metal hanno fatto il loro dovere e ci hanno regalato una bella ed emozionante serata. 










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