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Black Sabbath @Paris Bercy, 02.12.2013

Dopo lunghi, lunghissimi anni d'assenza, i Black Sabbath, praticamente gli inventori del genere musicale che amiamo, tornano a calcare i palchi di tutto il mondo nella loro formazione (quasi) originale. Manca Bill Ward alla batteria, che non è della partita per motivi contrattuali e, da quel che si è appreso, per dubbi degli altri membri della band sul suo stato fisico, con tanto di strascichi polemici degni di una soap opera. Poco male comunque, visto che dietro le pelli si piazza un ispiratissimo Tommy Clufetos, già musicista di Ozzy, Alice Cooper e Rob Zombie. 
Lo storico evento a cui assistiamo si svolge a Parigi (vista la cancellazione della data di Milano), più precisamente al palazzetto dello sport di Bercy, che si presenta come un'elegante ed organizzata struttura ad un unico anello, dalla capienza di circa 17'000 persone. La lunga coda fuori dall'arena dimostra l'attesa del pubblico, un pubblico che parla francese, ma anche italiano, tedesco e qualche altra lingua non meglio definita, perché Ozzy e Tony Iommi sul palco insieme, sono un evento imperdibile per chiunque.

Uncle Acid & The Deadbeats
Il difficile, se non difficilissimo, compito di aprire le danze spetta ai britannici Uncle Acid & The Deadbeats. La band si presenta con abiti eleganti e capelli lunghi, un look che ricorda moltissimo diversi gruppi rock degli anni '70. La musica proposta si ispira fortemente agli stessi Black Sabbath, con tinte psichedeliche e alternative. La prestazione tuttavia non convince: i brani suonano troppo ripetitivi, e più che ipnotici finiscono con l'essere noiosi. Certo, i suoni confusi non aiutano il gruppo, che comunque fa di tutto per evitare il contatto con il pubblico, tenendo costantemente i capelli sul volto e non degnandolo di uno sguardo. Tutte queste caratteristiche rendono l'esibizione dei quattro decisamente lunga da seguire...

Black Sabbath
Ora però non è più tempo di scherzare. L'arena di Bercy è ormai gremita e le luci si spengono. La tensione sale, improvvisamente spezzata dall'inconfondibile voce di Ozzy che incita il pubblico da dietro le quinte. Luci rosse lampeggiano davanti al palco coperto da un telo, partono sirene d'allarme, seguite dalle note di "War Pigs", scolpite per natura nel DNA di ogni metallaro. La folla urla e spinge come una mare in piena. II telo di copertura scompare e in breve l'inossidabile cantante prende possesso dei presenti, dettando, come un maestro d'orchestra, il tempo con cui battere le mani: tutti eseguono, nessuno escluso. 
Il palco si presenta estremamente spettacolare. Sullo sfondo tre schermi giganti asimmetrici - quasi viventi nella loro forma - sono incastonati in cornici di pietra, come a formare una grotta che accoglie i componenti del gruppo. Dietro alla batteria Clufetos si dimena e sfoggia un taglio di capelli e una barba che gli danno sempre più le sembianze di Gesù di Nazaret. 
Ma è inutile negarlo, gli occhi sono puntati solo su una persona, ovvero Tony Iommi, l'uomo che ha composto alcuni dei riff di chitarra più spettacolari della storia. Afflitto da un male terribile, sembra in forma come un ragazzino. Avvolto nella sua solita giacca di pelle, vestito completamente di nero e nascosto dietro agli occhiali da sole, guarda la folla alternando sorrisi beffardi ad un'aria quasi indifferente. 
I suoni sono incredibilmente buoni, fra i migliori mai sentiti dal sottoscritto ad un concerto. Ogni nota si distingue perfettamente e la conseguente potenza dei brani è quasi sconvolgente. I grandi classici inondano il palazzeto e la gente è letteralmente ipnotizzata, risponde ad ogni stimolo e canta praticamente all'unisono le canzoni. "NIB", l'inquietante "Black Sabbath" o la potentissima "Children of the Grave" conquistano i presenti, che dal punto di vista visivo vengono intrattenuti da immagini angoscianti proiettate sugli schermi. 
Non solo grandi classici però. C'è infatti anche spazio per il nuovo e riuscito album "13", che viene rappresentato con "Age of Reason", "End of the Beginning" e "God is Dead?".
Tutti i membri della band sono in forma smagliante. Tony Iommi è preciso, spettacolare e potente. Geezer Butler al basso è affidabile come sempre, mentre Clufetos sembra una piovra e sputa anche l'anima tanto si impegna, deliziando gli astanti anche con un pregevolissimo assolo. Infine Ozzy: il popolarissimo cantante sembra aver curato la propria voce e affronta tutti i brani senza paura, non sbagliando praticamente mai e incitando continuamente i presenti (incluse le classiche secchiate d'acqua tirate alle prime file). 
Difficile descrivere l'emozione provata nel vedere mostri sacri dell'Heavy Metal ancora così in forma e capaci di regalare una serata così magica. Forse l'unico modo per capire la portata della cosa è osservare la reazione del pubblico, letteralmente in delirio per tutto il concerto, ma specialmente durante l'esecuzione dei pezzi storici, come "Iron Man" o l'immancabile e conclusiva "Paranoid". 
Il gruppo saluta i fans con grandi sorrisi soddisfatti stampati sul volto e quando le luci si riaccendono, rimane la sensazione di aver visto uno spettacolo vicinissimo alla perfezione, con la speranza di poterne vedere un altro in futuro. 






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