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Die Apokalyptischen Reiter - Der Rote Reiter

Da tempo ormai considero gli Apokalyptischen Reiter una delle realtà più originali del panorama Metal. In effetti, etichettare il loro genere può diventare complesso: sono una band estremamente umorale, che all'interno dello stesso album può cambiare drasticamente sonorità e stile di canto, dando spazio sia a creature demoniache che a esseri paradisiaci.
Il nuovo "Der Rote Reiter", che appare a tre anni dall'ultima pubblicazione discografica, non fa assolutamente eccezione. Per dimostrarlo, basta prendere in considerazione i primi due brani: si comincia con una vera dichiarazione di intenti come "Wir Sind Zurück", ovvero "siamo tornati", che porta molta determinazione, con la voce di Fuchs che suona pulita, ma che aizza la folla per preparare tutti al viaggio che sta iniziando. Segue qualcosa di completamente diverso: la minacciosa "Der Rote Reiter" si sprigiona in tutta la sua potenza, con la voce che sembra improvvisamente arrivare dagli inferi, prestata direttamente da un gruppo Black Metal, ma con qualche intermezzo che ricorda incredibilmente i Rammstein.
Il quintetto è insomma perfettamente in grado di cambiare in continuazione forma e colore, senza però mai cadere nella banalità e cercando di mantenere costantemente una qualità elevata.
Dopo le sonorità demoniache veniamo catapultati nella positiva "Auf und Nieder", che descrive i continui saliscendi della vita, invitandoci però a non mollare mai, poiché "la vita è una canzone, e bisogna cantarla". Il tutto viene fatto utilizzando tra l'altro un ritornello che si stamperà nella vostra mente.
L'album continua a scorrere che è un piacere, in una costante giostra di emozioni. Da una parte di nuovo con minacce e previsioni catastrofiche, contenute in "Hört Mich An", dall'altra con una pura aggressione sonora e un Sir G. alla batteria che, nella canzone "The Great Experience Of Ecstasy" più che un umano sembra una vera e propria macchina da guerra.
Il gruppo tedesco è però capace di diventare anche molto leggero, con un folk quasi punkeggiante, che improvvisamente affronta anche tematiche più giocose, come nel caso di "Frank Weiss", per poi tornare a veri e propri inni scritti apposta per fare da singolo, come "Die Freiheit Ist Eine Pflicht".

Quel che è certo è che il tutto è fatto molto bene e non ci si annoia nemmeno per un istante, tanto che negli ultimi giorni non ho potuto fare altro che ascoltare questo album a ripetizione.

VOTO: 8,5/10




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